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La gravità è una delle quattro interazioni fondamentali che regolano l'intero universo. In meccanica classica la gravità risulta essere una forza conservativa che si manifesta fra corpi dotati di massa,[1] e perciò dotata di un'energia potenziale gravitazionale; nella teoria della relatività generale la forza di gravità è invece legata alla geometria (non euclidea) dello spazio-tempo e devia dalla traiettoria rettilinea anche particelle prive di massa, quali i fotoni. modifica La legge di gravitazione universaleNel libro Philosophiae Naturalis Principia Mathematica del 1687, Isaac Newton enunciò la legge di gravitazione universale:
Illustrazione dell'effetto fionda gravitazionale: l'oggetto più piccolo esce dall'incontro con una velocità superiore a quella che aveva inizialmente, a spese dell'oggetto più grande.
Questa legge, espressa vettorialmente, diventa: dove:
La norma della forza vale quindi: Dove r21 è la distanza fra i due corpi in cui è applicata la forza. Osserviamo che la forza che il corpo 1 esercita sul corpo 2 si ottiene semplicemente scambiando tutti gli indici 1 e 2: essa è uguale in modulo e direzione ed opposta in verso, come richiesto dal terzo principio della dinamica. Questa legge è perfettamente calzante qualora si assumano i corpi puntiformi, ovvero aventi tutta la massa concentrata in un unico punto. Se il corpo ha un'estensione spaziale non trascurabile, la relazione si esprime ricorrendo al calcolo integrale, mentre se il corpo ha simmetria sferica, il risultato dell'integrazione fornisce la stessa espressione del caso puntiforme, come conseguenza del teorema di Gauss. modifica Energia potenziale
Essendo il campo gravitazionale conservativo, esso ammette un'energia potenziale, ottenuta integrando la forza lungo un qualsiasi cammino congiungente due punti a distanze diverse dalla massa m1 che genera il corpo. L'espressione del potenziale gravitazionale è: modifica Campo gravitazionale e accelerazione di gravitàSupponiamo ora che un corpo di massa (gravitazionale) m1 rientri nel campo gravitazionale di m2; essa verrà attratta con una forza data da: Definiamo allora un vettore, detto di accelerazione di gravità: e tramite esso riscriviamo la legge di gravitazione universale: Considerata l'equivalenza tra massa inerziale e gravitazionale, utilizzando il secondo principio della dinamica deduciamo che il vettore oppure :
modifica Campo gravitazionale in vicinanza della superficie terrestre
Nel precedente paragrafo si è detto che il valore medio dell'accelerazione di gravità nei pressi della superficie terrestre è stimato in 9,82 m/s2. In realtà questo valore è diverso da quello medio misurato, perché non tiene conto di altri fattori, quali la forza centrifuga causata dalla rotazione terrestre e la non perfetta sfericità della terra (ha infatti la forma di un geoide). Il valore convenzionalmente assunto è g0 = 9,80665 m/s2, deciso nella terza CGPM nel 1901 e corrisponde all'accelerazione subita da un corpo a 45,5° di latitudine. Per molte applicazioni fisiche e ingegneristiche è quindi utile utilizzare una versione approssimata della forza di gravità, valida nei pressi della superficie terrestre: dove L'energia potenziale gravitazionale Ug è data da: dove h è la quota del corpo rispetto ad un riferimento fisso. In questo caso approssimato è molto semplice ricavare le leggi del moto, mediante integrazioni successive: per un corpo in caduta libera, chiamando z l'asse verticale (sempre diretto verso il basso) e proiettando il moto su di esso, valgono le seguenti leggi: Inoltre, dalla conservazione dell'energia meccanica si ottiene un risultato notevole per corpi in caduta libera inizialmente fermi. Scriviamo l'energia meccanica del sistema ad un tempo generico: dove v è la velocità del corpo e z la sua quota. Supponiamo ora che all'istante iniziale t = 0 il corpo si trovi ad una quota z = h e all'istante finale Dato che l'energia meccanica si conserva possiamo uguagliare le due ultime equazioni e ricavarci il modulo della velocità dopo una caduta di una quota h: modifica Problema generale della gravitazioneIl problema generale della gravitazione, cioè la ricerca del campo gravitazionale creato da alcune masse, si può esprimere tramite il teorema di Gauss e il teorema della divergenza. Dal teorema di Gauss segue: Il primo integrale, cioè il flusso della forza gravitazionale, è esprimibile come integrale di volume della sua divergenza: Esprimendo la forza gravitazionale come gradiente, cambiato di segno, dell'energia potenziale, e ricordando la definizione di laplaciano: che, dovendo valere per ogni volume di integrazione, implica:
Quest'ultima è una equazione differenziale alle derivate parziali del secondo ordine, detta equazione di Poisson, da completare con le opportune condizioni al contorno. modifica Confronto con la forza elettricaL'attrazione gravitazionale tra protoni è approssimativamente 1036 volte più debole della repulsione coulombiana. Nel caso di presenza di interazione di natura elettrica, sono quindi del tutto trascurabili gli effetti della forza gravitazionale nello studio del fenomeno. La forza di gravità risulta quindi invece essere la principale forza agente tra corpi macroscopici dal momento che questi sono in genere elettricamente neutri: a grande distanza da essi le forze coloumbiane tendono a cancellarsi, mentre si sommano tutti i contributi della forza gravitazionale. modifica La gravità nella teoria della relatività generale
La teoria di Newton della gravitazione permette di descrivere con accuratezza la grande maggioranza dei fenomeni gravitazionali nel Sistema Solare ed in molte situazioni astronomiche. Tuttavia, da un punto di vista concettuale essa presenta alcuni punti deboli, successivamente affrontati nella teoria della relatività generale:
Einstein sviluppò una nuova teoria, denominata relatività generale, che include una teoria della gravitazione, pubblicata nel 1915. Nella teoria di Einstein, la gravità non è una forza come tutte le altre, ma ha la particolare proprietà di deformare lo spazio-tempo. Propriamente, la gravità non è un'interazione a distanza fra due masse, ma è un fenomeno mediato da una deformazione dello spazio-tempo. La massa genera un campo gravitazionale che deforma le linee di spazio-tempo, incurvando le geodetiche, e le altre masse sono costretti a muoversi in queste orbite. I pianeti quindi hanno orbite ellittiche non per effetto della gravità, ma perché la gravità incurva lo spazio-tempo. Le masse non possono muoversi in linea retta, e sono costrette a deviare in un'orbita ellittica, dalla presenza di un campo gravitazionale che modifica lo spazio-tempo: la linea più breve fra due punti non è quella retta, ma la geodetica che li congiunge (la geodetica può essere curvilinea). Le orbite dei pianeti, come risultano dai calcoli di Einstein e Newton, sono sostanzialmente identiche. La teoria di Einstein permette calcoli con un minore margine di errore, e riesce ad esempio a spiegare le "anomalie" del movimento di rotazione del pianeta Mercurio intorno al Sole. La luce si muove nello spazio vuoto a una velocità costante e, per inerzia, potrebbe teoricamente muoversi in linea retta all'infinito. Incontrando delle masse, viene deviata nel suo cammino. Il fatto che l'immagine di un pianeta o di una stella appaia due volte quando la luce incontra una massa è una prova sperimentale del fatto che la gravitazione deforma lo spazio-tempo circostante. Einstein escludeva l'esistenza di azioni simultanee agenti a distanza. Non si verificano mai in fisica due fenomeni esattamente in contemporanea, e questi sono separati da un tempo per quanto breve, comunque finito. Per il principio di azione-reazione, dunque, occorre un tempo finito perché si manifesti una reazione eguale e contraria. A proposito della gravità, questo concetto valido per le forze e i campi in generale, non è utilizzato per formulare una teoria simile a quella dei gravitoni. In "La Teoria della Relatività" afferma: "l'orbita di un pianeta intorno al Sole emerge dalla sua traiettoria naturale in uno spazio - tempo modificato; non serve una forza di gravità proveniente dal Sole che agisca sul pianeta. Questo spiega le anomalie nella orbita di Mercurio (la precessione del perielio), non spiegata dalla Gravitazione Newtoniana. La forza si innalza a causa della geometria dello spazio-tempo." La gravità è dovuta a una deformazione geometrica dello spazio-tempo circostante, come mostra il modello di Friedmann. La deformazione può essere causata da una massa, come da altri fattori. modifica Gravità e fisica delle particelle
L'attuale modello teorico standard della fisica delle particelle prevede non solo particelle di massa nulla ma introduce un termine di massa grazie ad una particella elementare detta Bosone di Higgs. L'esistenza del Bosone di Higgs risulta tutt'oggi sperimentalmente non verificata. modifica Altre teorieUna diversa spiegazione della gravità è datta dalla teoria del loop quantum gravity e, nell'ambito della teoria delle stringhe, dall'esistenza dei gravitoni. modifica StoriaPlatone ed Aristotele pensavano che solo alcuni corpi, che chiamavano pesanti, fossero soggetti alla gravità. Tra i corpi pesanti non erano inclusi stelle, pianeti, Sole e Luna, il cui movimento "naturale" era ritenuto quello circolare.Aristotele pensava inoltre che oggetti di peso diverso cadessero a velocità diverse. Questa opinione fu contraddetta, nel VI secolo d.C., da Giovanni Filopono, che aveva affermato che facendo cadere corpi di masse differenti nello stesso momento si poteva verificare che arrivavano al suolo contemporaneamente. L'antica idea di Filopono fu ripresa all'inizio dell'età moderna da Galileo Galilei. Keplero stabilì che le orbite dei pianeti sono ellittiche, ma pensava tuttavia che il movimento dei pianeti fosse dettato da qualche "forza divina" emanata dal Sole. Newton realizzò che la stessa forza che causa la caduta di una pietra sulla Terra mantiene i pianeti in orbita attorno al Sole, e la Luna attorno alla Terra. modifica DimostrazioneNewton dimostrò la formula della gravitazione con il "metodo delle flussioni", un procedimento non matematico, in genere non citato nei libri di testo. La formula della gravitazione non viene dimostrata, ma presentata come una legge empirica, confermata dalle evidenze sperimentali. Nel suo libro "La teoria della relatività", Albert Einstein descrive il concetto di geodetica e riesce a darne una dimostrazione, pur non deducendo il valore esatto della costante gravitazionale. In pratica, riuscì a dimostrare che la forza di gravità è proporzionale alle masse, e inversamente al quadrato della loro distanza. modifica Note
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